Dipendenti pubblici, quando viene pagato il TFS e non il TFR: ecco le differenze, i tempi di dilazione e come riceverlo

Pubblicato il: 29/03/2024

Come tutti sanno, al momento della fine del rapporto di lavoro, il lavoratore dipendente ha diritto a ricevere una somma di denaro commisurata – secondo criteri ben precisi – agli anni in cui ha lavorato e alla retribuzione percepita in ciascun anno, o frazione di anno. Tale somma di denaro viene definita dall’art. 2120 c.c. come Trattamento di Fine Rapporto, comunemente conosciuto con l’abbreviazione TFR.

Forse, però, non tutti sanno che il TFR non è l’unica indennità prevista dal nostro ordinamento in favore dei lavoratori che si trovano a cessare da un rapporto di lavoro.

In questa sede, infatti, parleremo del TFS, o Trattamento di Fine Servizio. Vediamo insieme di cosa si tratta e qual è la relativa disciplina legislativa.

Iniziamo col dire che il TFS non riguarda tutti i lavoratori, ma solo i dipendenti pubblici. Questa è la prima differenza rispetto al (forse più noto) TFR, ma non è l’unica.

Infatti a cambiare, nel confronto tra TFS e TFR, sono anche le modalità di calcolo.

Ma procediamo con ordine.

Occorre fare, innanzitutto, una premessa fondamentale: il Trattamento di Fine Servizio o TFS non è destinato a tutti i dipendenti pubblici, ma solo ai dipendenti pubblici statali assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000.

Infatti agli altri dipendenti pubblici assunti dopo il 31 dicembre 2000 spetta il Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Nello specifico, quali sono le categorie di dipendenti statali che hanno diritto al TFS?

Il TFS spetta ai seguenti lavoratori del settore pubblico:

  • alla generalità dei dipendenti civili e militari dello Stato;
  • ai dipendenti del comparto enti locali e sanità;
  • ai dipendenti del c.d. parastato (in sostanza, degli enti pubblici non economici);
  • ai dipendenti pubblici che non abbiano optato per il Fondo Pensione Complementare di categoria Espero per scuola e AFAM e Perseo Sirio per tutti gli altri.

Quindi, se sei un dipendente pubblico che rientra nelle categorie sopra elencate, iscritto all’INPS, assunto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e sei cessato dal servizio, ti spetterà il TFS anziché il TFR.

Ma in cosa consiste il TFS?

Il Trattamento di fine servizio, in realtà, si articola in diverse indennità.
Esso infatti comprende le seguenti componenti:

  • indennità di buonuscita, che riguarda la generalità dei dipendenti civili e militari dello Stato;
  • indennità premio di servizio, che invece compete ai dipendenti del comparto enti locali e sanità;
  • indennità di anzianità, per i dipendenti parastatali.

Ma come si calcola il TFS?

Le modalità di calcolo del TFS sono stabilite dal D.P.R. 29 dicembre 1973, n. 1032.

Proviamo a riassumerle:

  • l’indennità di buonuscita è calcolata nella misura dell’80% dell’ultima retribuzione mensile, inclusa la tredicesima mensilità, moltiplicata per gli anni di servizio accumulati;
  • l’indennità premio di servizio corrisponde a 1/15 dell’80% dell’ultima retribuzione annua, moltiplicata per gli anni di servizio maturati.

Se rientri in una delle categorie di dipendenti pubblici che abbiamo elencato sopra e sei cessato dal servizio (o sei comunque vicino alla cessazione del rapporto di lavoro), ti starai chiedendo quando ti verrà pagato il TFS.

Diciamo subito che i tempi attualmente previsti dalla normativa vigente sono piuttosto lunghi, troppo lunghi: tanto è vero che le lamentele dei lavoratori in tal senso sono state di recente accolte dalla Corte Costituzionale, che con la sentenza n. 130/2023 ha dichiarato costituzionalmente illegittimo il meccanismo di dilazione e rateizzazione del pagamento del TFS previsto dalle norme attualmente in vigore.
La Corte, peraltro, nella pronuncia appena citata ha invitato espressamente il legislatore ad intervenire sulla materia. Attualmente è in discussione nelle sedi parlamentari una proposta di legge sul punto, ma non vi sono per il momento novità “ufficiali”.

Ma qual è il meccanismo di pagamento “incriminato”?

Il TFS spetta, appunto, alla cessazione dal servizio. Tuttavia, come dicevamo, non viene pagato immediatamente, bensì almeno 12 mesi dopo la cessazione dal servizio.

Sono previste, comunque, alcune eccezioni a tale regola. In particolare:

  • in caso di inabilità al lavoro o decesso, il pagamento va fatto entro 105 giorni;
  • in altri casi (come licenziamento, dimissioni volontarie, destituzione) la corresponsione del TFS avverrà non prima di 24 mesi.

Con quali modalità viene pagato il TFS?

Il dipendente pubblico cessato dal servizio potrà ottenere il TFS:

  • in un’unica soluzione, ma solo nel caso in cui l’importo complessivo non superi i 50.000 euro lordi;
  • in due rate annuali, se l’importo del TFS è compreso tra 50.001 e 100.000 euro lordi;
  • in tre rate annuali, se il TFS ammonta o è superiore a 100.001 euro lordi.

Sei un dipendente pubblico assunto prima del 31 dicembre 2000, rientri in una delle categorie che abbiamo elencato e sei cessato o stai per cessare dal servizio?
Ti starai chiedendo, a questo punto, se c’è qualche adempimento che devi compiere per ottenere il pagamento del TFS.

La risposta è no. Infatti il TFS viene corrisposto d’ufficio, cioè in automatico, una volta verificatisi i relativi presupposti e quindi, essenzialmente, la fine del rapporto di lavoro.

Dunque non è necessaria una espressa domanda per ottenere il TFS.

Infatti, al momento della fine del rapporto, l’amministrazione ex datrice di lavoro dovrà inviare all’INPS – Gestione dipendenti pubblici, e più precisamente alla sede INPS territorialmente competente, la documentazione necessaria per la quantificazione del TFS.

Per ricevere informazioni specifiche sulla propria posizione, l’interessato potrà accedere alla propria area riservata all’interno del portale INPS (raggiungibile, come sappiamo, con autenticazione mediante SPID, CIE o CNS), ed entrare nella sezione dedicata al TFS dipendenti pubblici.


Vai alla Fonte
Call Now Button