Legge 104, il lavoratore licenziato deve essere reintegrato se non è stata rispettata questa procedura: novità Cassazione

Pubblicato il: 11/07/2024

Con l'ordinanza n. 18094 del 2 luglio 2024 emessa dalla Corte di Cassazione è stata dichiarata l'illegittimità del licenziamento di un lavoratore portatore di handicap da parte di un datore di lavoro che aveva violato la procedura di licenziamento del lavoratore disabile prevista dall'art. 10 della L. 68/1999 e, segnatamente, dal comma 3. La Corte ha ritenuto questa conclusione coerente con la speciale protezione accordata ai disabili dalla disciplina interna e sovranazionale, finalizzata a ridurre i margini di apprezzamento discrezionale del datore, rimettendo ad un organo terzo ed imparziale l'espressione di un peculiare giudizio tecnico relativo all'opportunità del reinserimento.

Ma cosa prevede più in dettaglio la norma appena citata?

La norma suindicata prevede una visita da parte della commissione medica integrata di cui all'art. 4. Si afferma in particolare che, in caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significative variazioni dell'organizzazione del lavoro, il disabile può chiedere che venga accertata la compatibilità delle mansioni a lui affidate con il proprio stato di salute. Nelle medesime ipotesi il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del disabile per verificare se, a causa delle sue minoranze, possa continuare ad essere utilizzato presso l'azienda. Qualora si riscontri una condizione di aggravamento che, sulla base dei criteri specificati dal legislatore, sia incompatibile con l'esercizio dell'attività lavorativa, o tale incompatibilità sia accertata con riferimento alla variazione dell'organizzazione del lavoro, il disabile ha diritto alla sospensione non retribuita del rapporto di lavoro fino a che l'incompatibilità persiste. Durante tale periodo il lavoratore può essere impiegato in tirocinio formativo.
Gli accertamenti – si indicano al comma 3 dell'art. 10 in oggetto – sono compiuti dalla suddetta speciale commissione medica integrata.

Nel citato comma 3 si precisa ancora che:

  • la richiesta di accertamento e il periodo necessario per il suo adempimento non costituiscono causa di sospensione del rapporto di lavoro;
  • il rapporto di lavoro può essere risolto nell'ipotesi in cui, pur attuando i possibili adattamenti dell'organizzazione del lavoro, la predetta commissione accerterà la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno dell'azienda.

Quali sono in definitiva le conclusioni adottate dalla Corte Suprema?

La Cassazione ha rilevato che i vincoli normativi appena illustrati non sono stati rispettati dall'azienda che ha licenziato il dipendente. Pertanto, i giudici non hanno ritenuto sufficiente il motivo adottato dal datore circa l'eliminazione del reparto al quale era stato aggiunto l'interessato, affidato ad una ditta esterna.
La decisione della Corte Suprema ribalta con tali argomentazioni l'indirizzo sostenuto dalla Corte d'Appello secondo cui la malattia del lavoratore e la mancanza di titolo per mansioni diverse giustificavano invece la mancanza di repechage (ricollocazione del dipendente in azienda). In definitiva, soltanto se sia accertata dall'organo tecnico terzo e imparziale la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all'interno del luogo di lavoro, ponendo in essere anche i possibili “accomodamenti ragionevoli”, il rapporto di lavoro potrà essere legittimamente interrotto con il licenziamento.


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