Lesioni colpose per il medico che prolunga il tempo di guarigione

Pubblicato il: 04/12/2022

Per la Corte d’Appello di Messina un medico oncologo avrebbe aggravato le condizioni della propria paziente poiché, non attenendosi alle linee guida, avrebbe colposamente omesso di asportare linfonodi maligni alla persona offesa, aggravandone il quadro patologico e aumentando così il rischio quoad vitam e cagionando alla stessa lesioni gravi, consistite nella sottoposizione ad altro intervento chirurgico, con conseguente incapacità di attendere alle proprie occupazioni durante il ricovero e le successive terapie per un periodo superiore a 40 giorni.

L’imputato avverso tale sentenza ricorre in Cassazione, lamentando quale motivo di doglianza, in primis il rilievo assegnato alle linee guida, da considerarsi secondo la difesa dell’uomo mere raccomandazioni di comportamento. I giudici e il ctu avrebbero valutato l’adeguatezza delle predette senza preventivamente osservare il quadro clinico della paziente, situazione che aveva spinto l’oncologo a discostarsi dalle linee guida sia durante il primo intervento che nei due successivi.
Con la sentenza numero 8613 del 2022, la quarta sezione della Corte di Cassazione penale, rigetta la tesi della difesa, secondo cui l’allungamento del periodo di degenza era in realtà un protrarsi dei normali postumi dell’intervento, non essendo stati determinati nella paziente ulteriori stati patologici autonomi rispetto a quelli determinati dalla malattia oncologica di cui soffriva.

La Corte, accostandosi alla giurisprudenza maggioritaria, ha affermato il principio secondo cui ogni condotta colposa che intervenga sul tempo necessario alla guarigione, nonostante non produca ex se un aggravamento della lesione della perturbazione funzionale, assumere rilievo penale. Si giunge ad una tale conclusione perché la grave omissione da parte del medico genera un prolungarsi del periodo necessario al raggiungimento della guarigione o alla stabilizzazione dello stato di salute della paziente.

Il reato di lesioni colpose di cui all’art. 590 del Codice Penale, punisce chi, tenendo una condotta negligente, imprudente o inesperta, oppure contraria a leggi, regolamenti, ordini o discipline, causi involontariamente, in un'altra persona, una malattia nel corpo o nella mente. Tali lesioni si distinguono in base al livello di gravità, infatti, il giudice di legittimità ha già chiarito che il legislatore, misurando la durata della malattia in termini di tempo necessario alla guarigione o al consolidamento definitivo degli esiti della lesione dalla quale è derivata, ha assegnato al tempo un "peso" che incide sulla "quantità della sanzione", ponendo all'interno della risposta dell'ordinamento penale l'intervallo necessario per il raggiungimento di un nuovo stato di stabile benessere della persona offesa, ancorchè degradato.

Gli Ermellini hanno già più volte ribadito il principio secondo cui, in tema di responsabilità medica, integra il reato di lesioni colpose la condotta anti doverosa del sanitario che determini l'aumento del periodo di tempo necessario alla guarigione o alla stabilizzazione dello stato di salute del paziente, confermando anche questa volta, la condanna inflitta nei gradi di giudizio precedenti al ricorrente.


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