Permessi per lutto, ecco quanti giorni ti spettano a lavoro e per quali familiari: cosa comunicare al datore di lavoro

Pubblicato il: 28/03/2024

Un lutto è sempre difficile da affrontare ma, quando capita, oltre alla perdita della persona cara, tocca confrontarsi con diverse questioni burocratiche. Una delle questioni più spinose, ad esempio, riguarda la possibilità di assentarsi dal lavoro.
Per i liberi professionisti può essere più semplice perché si ha una maggiore flessibilità nel disporre del proprio lavoro, anche se, al contempo, potrebbero esserci impegni difficili da prorogare.
Per i dipendenti, invece, la legge prevede la possibilità di fruire di un congedo per lutto. Scopriamo insieme come funziona.

In primo luogo, la normativa di riferimento è l'art. 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, che prevede che "La lavoratrice e il lavoratore hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica. In alternativa, nei casi di documentata grave infermità, il lavoratore e la lavoratrice possono concordare con il datore di lavoro diverse modalità di espletamento dell'attività lavorativa."

Il congedo per lutto spetta sia ai dipendenti pubblici che ai dipendenti privati e consiste in un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all'anno, che può essere fruito non solo nel caso di lutto, ma anche nel caso di documentata grave infermità di un parente.
In particolare, il lutto o la documentata grave infermità deve riguardare:

  • il coniuge;
  • il convivente, a condizione che la stabile convivenza risulti da certificazione anagrafica;
  • un parente entro il secondo grado, quali figli, genitori, nonni, fratelli, sorelle, nipoti (figli dei figli).
I giorni spettanti, come detto, sono 3 all'anno, ma non vanno fruiti necessariamente tutti insieme. Ciò significa che, ad esempio, nel caso tu abbia un lutto (o vi sia una documentata grave infermità), puoi scegliere se richiedere i tre giorni di congedo o se fruire di uno o due giorni, conservandoti i giorni restanti nel caso, purtroppo, ti ricapiti un altro evento dello stesso tipo nel corso di quell'anno. In ogni caso, il limite annuale di tre giorni non può essere superato.

E nel caso di morte di parenti oltre il secondo grado? Non c'è possibilità di richiedere un permesso per lutto?
Sulla base della norma, no. Tuttavia, è possibile che il CCNL di categoria estenda i casi in cui il predetto congedo per lutto è richiedibile, prevedendo la possibilità di fruire di tali giorni di permesso retribuito anche per morte degli zii o dei suoceri, ad esempio. In questi casi, occorre controllare sul contratto collettivo che si applica al proprio rapporto di lavoro.

Ma, concretamente, come fare per usufruire del congedo per lutto o per documentata grave infermità?
Va inviata una comunicazione al datore di lavoro, indicando l'evento che dà titolo al congedo e i giorni nei quali il permesso sarà utilizzato, presentando idonea documentazione che certifichi l'evento che dà diritto al permesso.
Naturalmente, vi è una finestra temporale in cui è possibile usufruire dei giorni di permesso. Infatti, i giorni di congedo per lutto vanno fruiti entro sette giorni dal verificarsi del decesso della persona cara.


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