La liquidazione giudiziale (ex fallimento)
Dal 2019, con il Codice della Crisi d’Impresa (D.Lgs. 14/2019), il “fallimento” si chiama liquidazione giudiziale. Cambia il nome, ma la sostanza — e i diritti dei creditori — rimane in larga parte la stessa.
Chi può essere dichiarato in liquidazione giudiziale
Le imprese commerciali (individuali e societarie) che si trovano in stato di insolvenza, cioè non in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. Sono esclusi i piccoli imprenditori sotto determinate soglie dimensionali.
Come si apre la procedura
La liquidazione giudiziale può essere aperta su iniziativa: del debitore stesso, di uno o più creditori, del Pubblico Ministero. Il Tribunale accerta lo stato di insolvenza e nomina il curatore, che prende in gestione tutti i beni dell’imprenditore.
Effetti per il debitore
- Spossessamento: perde la disponibilità e l’amministrazione dei beni
- Divieto di pagare individualmente i creditori: tutto passa attraverso il curatore
- Obbligo di collaborazione con il curatore e il tribunale
- Possibile esdebitazione al termine della procedura (cancellazione dei debiti residui)
I creditori nella liquidazione giudiziale: come far valere il proprio credito
Se sei creditore di un’impresa in liquidazione giudiziale, devi presentare domanda di ammissione al passivo per essere incluso nella lista dei creditori e ricevere la tua quota del ricavato.
La domanda di insinuazione al passivo
Va presentata al curatore entro il termine fissato dal giudice delegato (normalmente 30 giorni prima dell’udienza di verifica). Deve indicare: il credito vantato, il titolo (contratto, fattura, sentenza), le eventuali garanzie (pegno, ipoteca), i documenti probatori.
Creditori privilegiati e chirografari
Non tutti i creditori vengono pagati allo stesso modo. La legge stabilisce un ordine di priorità:
- Crediti prededucibili: spese della procedura, compenso del curatore — pagati per primi
- Creditori privilegiati: Erario, lavoratori dipendenti, creditori con ipoteca o pegno — pagati in via preferenziale
- Creditori chirografari: tutti gli altri — ricevono quanto residua, spesso in misura ridotta
Opposizioni allo stato passivo
Se il credito viene escluso o ammesso in misura inferiore a quella richiesta, il creditore può proporre opposizione davanti al Tribunale entro 30 giorni dal deposito dello stato passivo.
⚠ Attenzione ai termini di insinuazione La domanda tardiva (dopo la scadenza) può comunque essere presentata, ma il creditore tardivo riceve la propria quota solo dopo aver soddisfatto i creditori tempestivi. In procedure con attivo ridotto, questo può significare non ricevere nulla.
Il concordato preventivo: un’alternativa alla liquidazione
Il concordato preventivo permette all’imprenditore in crisi di proporre ai creditori un piano per soddisfarli (anche parzialmente) ed evitare la liquidazione giudiziale. Se omologato dal tribunale, vincola tutti i creditori.
Concordato liquidatorio e in continuità
Concordato liquidatorio: l’imprenditore offre ai creditori il ricavato dalla liquidazione di tutti o parte dei beni, garantendo un pagamento minimo (almeno il 20% ai chirografari).
Concordato in continuità aziendale: l’impresa continua l’attività e il piano di pagamento è finanziato dai flussi di cassa futuri. Consente percentuali di soddisfacimento anche inferiori se il piano è sostenibile.
L’effetto protettivo (automatic stay)
Dal deposito della domanda di concordato, i creditori non possono avviare né proseguire azioni esecutive o cautelari sui beni dell’imprenditore. Questa “protezione temporanea” è uno degli aspetti più rilevanti per chi si trova in crisi.
Il voto dei creditori
I creditori votano il piano: serve l’approvazione della maggioranza dei crediti ammessi al voto. Il tribunale può omologare il concordato anche in caso di dissenso di alcune classi di creditori, se il piano rispetta determinati requisiti di equità.
Responsabilità degli amministratori in caso di crisi
Quando una società va in crisi o in liquidazione giudiziale, gli amministratori possono essere chiamati a rispondere personalmente se hanno gestito la società in modo scorretto o hanno ritardato l’accesso alle procedure di crisi.
Azione di responsabilità
Il curatore fallimentare può promuovere azione di responsabilità contro gli amministratori per i danni causati alla società o ai creditori con atti dolosi o colposi. Il termine di prescrizione è 5 anni dall’apertura della procedura.
Bancarotta fraudolenta e semplice
Sul piano penale, l’amministratore che ha sottratto beni, tenuto contabilità in modo irregolare, o aggravato il dissesto con condotte dolose può essere imputato di bancarotta fraudolenta (pena fino a 10 anni). La bancarotta semplice riguarda invece le condotte colpose o di cattiva gestione.
Obbligo di rilevare tempestivamente la crisi
Il Codice della Crisi impone agli amministratori di rilevare tempestivamente i segnali di crisi e agire di conseguenza. Chi ritarda l’accesso alle procedure protette, aggravando il dissesto, risponde dei danni causati ai creditori per il periodo di ritardo.
⚠ Se sei un amministratore in crisi Affrontare la crisi d’impresa tempestivamente — con uno degli strumenti previsti dal Codice della Crisi — non è solo una scelta strategica: è un obbligo. Ritardare espone l’amministratore a responsabilità civili e penali. Lo Studio assiste gli amministratori sia nella fase di allerta che nella gestione delle procedure.

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